FINANZIAMENTI SOLO PER CHI HA TEMPO DA PERDERE

LE OPPORTUNITÀ IN ITALIA SONO ACCESSIBILI SOLO A CHI HA TEMPO DA PERDERE.

I CONTRIBUTI PUBBLICI CI SONO, MA CHI RESTITUISCE IL TEMPO AGLI IMPRENDITORI?

 

Gli imprenditori sono soli e mal informati rispetto alle opportunità di crescita e di sviluppo. La burocrazia è ingombrante. Toglie tempo. Il tempo, risorsa che gli imprenditori possono usare per rincorrere le urgenze, e restare perennemente inchiodati all’oggi. Oppure spazio per guardare al futuro e ipotizzare un piano di crescita per la propria impresa e per garantire un posto ai lavoratori che si impegnano ogni giorno. La burocrazia sottrae tempo a chi è costretto a prendere quotidianamente centinaia di decisioni importanti per se e per i propri dipendenti. Per prendere una decisione giusta, l’imprenditore ha bisogno di essere competente, vedere tutte le variabili in gioco, e sapere con certezza di quali risorse può disporre. Ma ecco la burocrazia. Per ottenere un minimo contributo per aggiornare e formare i propri lavoratori, per disporre delle competenze che aiutano l’impresa ad affrontare e superare la crisi, ecco che incomincia la corsa a ostacoli. Il nostro imprenditore deve fare i conti con un apparato burocratico onnivoro, che fagocita e toglie lucidità e tempo. Ma ecco lo slogan di sicuro effetto: finanziamenti a fondo perduto per aiutare le imprese a mantenere la propria competitività. Magari! L’imprenditore ci crede, sicuro che i contributi pubblici siano anche alla sua portata. Conduce un’impresa, sarà ben in grado di ottenere un finanziamento pubblico. E qui si sbaglia. Nell’esatto istante in cui decide di cavalcare l’opportunità e ottenere i soldi per riqualificare i propri lavoratori, arrivano i se e i ma. Il nostro imprenditore può richiedere un minimo contributo pubblico solo a condizione di essere in grado di scegliere un ente cui affidare il proprio progetto (in base a quali variabili?), sapere come funzionano i Regolamenti comunitari, sapere quale è il massimo richiedibile in base al regolamento del Fondo (si tratta di un altro regolamento, ma dove si trova?), essere in possesso della firma digitale (dunque perdere una mezza giornata in Camera di Commercio), capire cos’è un Fondo Interprofessionale, scegliere tra i tanti un Fondo cui aderire (in base a quale criterio?), disporre di password e username del Fondo (che arriva dopo un pò ma non si sa bene quando), passare dalle Commissioni bilaterali territoriali (che non si sa dove siano, quando si radunano e in base a quali criteri deliberano), ma soprattutto essere certo che tra sei mesi la sua azienda sarà nella stessa condizione di mercato e avrà esattamente il medesimo fabbisogno di formazione di oggi. Pena la mancata concessione del finanziamento. Dopo questa corsa a ostacoli, e con una burocraticamente irrealistica ipotesi di mercato immobile, il nostro imprenditore può solo attendere che forse (e non in base alla bontà o meno del progetto aziendale) il contributo richiesto sia concesso.